Fonti di ispirazione: Rosemary’s Baby (1968).

Tra le opere più affini al mio libro riconosco un grosso debito, appunto, con quello che è uno dei miei film preferiti di tutti i tempi. A livello di contenuti non c’è nulla in comune – a parte la presenza di una protagonista femminile tormentata – ma è il meccanismo narrativo di fondo, responsabile dell’oscuro fascino di questa pellicola, che ho cercato di riprodurre.

rosemary

Non starò qui a fare l’ennesima recensione (una davvero ottima la trovate su questo mitico sito); ciò che mi preme sottolineare è la scelta, efficace al massimo, di mantenere fino alla fine l’ambiguità sull’elemento soprannaturale. Infatti, come osserva bene l’autore del pezzo linkato qui sopra, il diavolo nel film di Polanski potrebbe essere soltanto una paranoia di Rosemary, amplificata dai problemi fisici e dagli incubi vissuti durante la gravidanza. Tutti gli indizi sull’effettiva esistenza del maligno sono labili e sfuggenti, in modo da costruire una storia di estremo realismo, capace di inquietare nel profondo anche chi non è credente (la stessa protagonista si dichiara agnostica).

Qualche anno dopo anche L’Esorcista (1973) di William Friedkin replica la stessa struttura: all’inizio i disturbi del comportamento di Regan vengono sottoposti a esami scientifici e non accade nulla di davvero inspiegabile; solo più avanti vengono mostrate scene fisicamente impossibili come la celebre levitazione:

EXORIST, I.V.

Sebbene la sequenza dell’esorcismo sia meritatamente diventata un’icona del cinema dell’orrore, abbandonare in modo così deciso l’ambiguità iniziale mi fa mettere un gradino sotto questo film rispetto al capolavoro di Polanski. Comunque, se questo meccanismo vi intriga, vi consiglio di recuperare anche Il Presagio (1976) di Richard Donner e Il tocco della medusa (1978) di Jack Gold. E di leggere il mio romanzo, se vi va.

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