Giovane strega.

La protagonista del mio romanzo è, appunto, una ragazza che crede di essere una strega. Detto così, potrebbe evocare generi come Young Adult, Urban Fantasy, Paranormal Romance e altre etichette anglofone che vanno di moda: scommetto che, se fosse stato scritto oggi, più di un editore lancerebbe sul mercato Dracula di Bram Stoker come Urban (per l’ambientazione londinese) Fantasy (per la presenza dei vampiri). Magari con quelle copertine tutte sgargianti in CGI tridimensionale che si vedono ormai ovunque – una “minimal” come la mia, in effetti, sembra uscita da un’altra era.

Dracula1stLa prima edizione di Dracula. Copertine di un’altra era, appunto.

Onestamente non conosco quelle diciture abbastanza nei particolari, per dire se Il tuo posto nella ragnatela potrebbe rientrare sotto alcune di esse. Come scrivo nella presentazione del libro, l’idea di base è nella convergenza di svariati generi, quindi forse potrebbe anche essere catalogato sotto una o più di queste nuove varianti, chi lo sa.

Con sicurezza, non saprei dire nemmeno se è un romanzo adatto agli “young adult”. Si tratta di una storia adolescenziale, però con forti riferimenti al sesso e al consumo di alcol, tabacco e droghe leggere. Dato che viviamo nell’era del PG-13 dove tutti questi elementi sono mitigati o proprio banditi nei film per ragazzi, mi chiedo se non lo siano ormai anche nella corrispondente letteratura. Non ne ho proprio idea e, comunque, io a tredici anni leggevo Henry Miller e Bukowski.

Tornando alla strega, come ho già spiegato qui, di sicuro però il mio libro non è un horror nel senso stretto del termine, perché la stregoneria non diventa mai del tutto un elemento soprannaturale – in altre parole, lascio sempre uno spiraglio aperto, seppur labile, alle spiegazioni razionali. Oltre che generare il tipo di inquietudine derivante dalla continua incertezza, mi interessava di più esplorare il tema dal punto di vista psicologico, ma senza i forti connotati politici e metaforici di opere come Il crogiuolo di Arthur Miller, per citare la più celebre e riuscita.

crucibleUn’altra copertina fantastica.

Il primo seme de Il tuo posto nella ragnatela, gettato ormai quasi dieci anni fa, è infatti nella mia tesi di laurea in Storia medievale, proprio sulla persecuzione alle streghe nel Nord Italia durante quell’epoca. Inoltre, durante gli anni trascorsi in Galles, mi ero appassionato alle leggende sulla banshee, di origini irlandesi ma popolarissime in tutto il Regno Unito. In entrambi i casi, era proprio il confine tra reale e irrazionale, fatti e superstizioni, ad affascinarmi (il Medioevo era un periodo dove la magia era accettata come parte della realtà quotidiana, e le cui fonti per questo motivo sono tutt’altro che semplici da districare con rigore storiografico).

Come recita una famosa affermazione della sociologia, “se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze”. Nel caso della caccia alle streghe, questo meccanismo produsse il tremendo massacro che tutti conosciamo. Mentre, nel caso della mia storia, l’ho applicato per destabilizzare la vita di una giovane liceale e del suo microcosmo, con il risultato – spero riuscito – di aver prodotto un’opera fuori dagli schemi e che non dia mai facili punti di riferimento. Proprio come quelle che amo da lettore.

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