[recensione] Le orme (Luigi Bazzoni, 1975)

poster_ormeNegli ultimi giorni non ho più trovato niente di interessante al cinema, ma in compenso ho rivisto questo enigmatico e misconosciuto film. Si tratta di uno dei pochi lavori di Luigi Bazzoni, autore del più noto La donna del lago del 1965 (uno dei primi gialli all’italiana, solo di un paio d’anni successivo alle pionieristiche e brillanti incursioni nel genere di Mario Bava e cinque anni prima dell’esordio di Dario Argento), tratto dal romanzo di Mario Fanelli Las Huellas, anch’esso misterioso poiché irreperibile ovunque (che sia inedito?).

La ragione della scarsa popolarità, anche fra gli appassionati, credo derivi dalla sua difficile classificazione: il suo ritmo lento e ipnotico non rientra nei canoni del thriller, non ci sono omicidi da risolvere come in un giallo, né i mostri o i serial killer di un horror.

In realtà, l’inizio potrebbe far erroneamente pensare a una pellicola di fantascienza: vediamo due astronauti, guidati da uno strano personaggio di nome Blackman (il sempre inquietante Klaus Kinski), che ne abbandonano un terzo a morire in solitudine sulla Luna. Ma è una falsa pista: si tratta di un film nel film, intitolato Sangue sulla Luna e visto anni prima della vera protagonista, che la tormenta con sogni e flash ricorrenti.

kinski_ormeIl misterioso Klaus.

Quest’ultima – la splendida Florinda Bolkan – è una traduttrice di origini portoghesi che vive e lavora a Roma. Proprio a causa di un problema con la consegna di una traduzione, realizza di non ricordare più nulla degli ultimi tre giorni. L’unico indizio è la cartolina stracciata di una località balneare di nome Garma – che nella realtà non esiste: le riprese sono state effettuate a Phaselis in Turchia. Così, non le resta che prendere un aereo…

Con la trama, per evitare ulteriori spoiler, mi fermo qui. L’abilità narrativa del regista sta tutta nel mantenere viva la suspense senza scene adrenaliche o raccapriccianti, ma solo dosando bene i molti dettagli inspiegabili come un puzzle a incastro, fino all’ultimo pezzo dell’angoscioso finale.

bolkan_ormeL’affascinante Florinda.

Per certi versi, sembra di vedere un film di Roman Polanski o David Lynch, anche se Bazzoni è meno morboso del regista polacco e meno onirico di quello statunitense. Un accostamento più adatto, forse, è coi romanzi di Kafka e Murakami: c’è lo stesso realismo quotidiano che però, nei particolari più banali, è sempre pronto a creparsi in pieghe bizzarre e insondabili.

Due note di merito sono per l’ottima colonna sonora di Nicola Piovani e, soprattutto, per l’eccezionale fotografia di Vittorio Storaro (che di lì a poco avrebbe lavorato con Bertolucci e Coppola): in gran parte è merito di quest’ultimo, se le atmosfere del film sono così magnetiche e potenti in ogni frame.

elmi_ormeLa piccola Nicoletta (Elmi: sì, c’è anche lei, l’inquietante bambina rossa dei gialli).

A questo punto, per chi avesse voglia di recuperarlo, è disponibile nell’edizione DVD inglese (sempre in questa lingua, c’è anche completo su youtube: non so se legalmente o meno, quindi non metto il link). Non è una pellicola che metterei tra i migliori dieci titoli italiani degli anni 70 – del resto, è stato un decennio ricchissimo – ma, senza dubbio, per la sua peculiarità merita almeno una visione e una maggiore fama.

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