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Ecco cosa ne pensano i lettori.

In questa pagina, molto semplicemente, aggiornerò i link a tutte le recensioni del romanzo disponibili online. Sia positive che negative: del resto, a google non si può nascondere nulla. Se anche tu l’hai letto e ne hai scritta una, breve o lunga che sia, in un blog, un forum, uno store, un social network o qualsiasi altro spazio accessibile in modo pubblico, basta che me la segnali (proh.david@gmail.com) e provvederò ad aggiungerla qui sotto. Grazie!

Amazon (4 recensioni)

Anobii (5 recensioni)

Goodreads (3 recensioni)

QLibri (1 recensione)

La mia prima intervista.

brain_gremlinSpero che non abbiate bisogno di aprire questo link per capire da quale film è tratta l’immagine.

Qualche giorno fa, una gentile lettrice che ha lasciato una corposa recensione del romanzo su anobii mi ha anche inviato alcune domande. Dato che non contengono spoiler sulla trama e mi sembrano interessanti per chiunque desideri saperne di più sul libro, le incollo qui di seguito con le mie risposte.

1) Ho notato che, come musa ispiratrice per il tuo romanzo, fra i vari autori si annovera anche il nome di Murakami Haruki. Quanto c’è in Il tuo posto nella ragnatela dello scrittore giapponese?

A un livello più superficiale direi il grande numero di citazioni riguardanti musica e cibo, a uno più profondo la libertà da generi letterari predefiniti e la costruzione di un’atmosfera rarefatta, quasi onirica, a partire da dettagli realistici.

2) Com’è nata la storia?

Come ho scritto in un post precedente, l’idea di partenza proviene dalla mia tesi di laurea in Storia medievale sulla persecuzione alle streghe nel Nord Italia, poi filtrata – in gran parte – anche attraverso le mie esperienze adolescenziali (nel 1998, l’anno in cui è ambientato Il tuo posto nella ragnatela, avevo 17 anni come la maggior parte dei protagonisti).

3) E’ stato difficile e confusionario narrare la storia mediante diversi punti di vista?

In realtà no: uno degli aspetti più interessanti della scrittura (e spero anche della lettura) è stata proprio la decisione di variare il punto di vista in ogni capitolo, focalizzandolo di volta in volta su un personaggio differente. Uno dei miei romanzi preferiti, Dracula di Bram Stoker, deve gran parte del suo fascino e del suo successo proprio al fatto che è composto da stralci di diari, lettere, articoli di giornale e registrazioni stenografiche di molteplici autori. Nel mio caso, per mantenere fluida e ritmata la narrazione, ho scelto di conservare sempre la terza persona (tranne che nei capitoli del flashback) e di suggerire questa visione polifonica, appunto, cambiando il punto di vista interno.

4) Dalla trama del romanzo si deduce che la protagonista della storia sia Arianna. Leggendo il romanzo, invece, protagonista del romanzo non è un solo personaggio bensì questo gruppo di ragazzi. Da cosa è dipesa questa scelta?

Anche qui mi viene spontaneo citare Dracula (che del resto è un modello insuperabile per moltissimi romanzi successivi, non solo horror): volevo che Arianna fosse un po’ come il Conte, che si respirasse la sua presenza anche quando è assente o non si parla in modo diretto di lei; proprio come avviene nell’opera di Stoker, dove a conti fatti il vero protagonista appare poco in scena, ma la sensazione trasmessa è che sia nascosto in ogni riga.

5) Durante la stesura del romanzo ti sei rispecchiato in qualche personaggio particolare?

Tutti i ragazzi contengono qualche elemento autobiografico, ma solo in piccola parte. In realtà il mio preferito è Jason, uno dei pochi adulti, cui ho dato origini gallesi in onore degli anni che ho trascorso in quel paese. Per il resto, sia lui che gli altri sono assemblati in modo fittizio con tratti molto vari, inventati, di persone che conosco o che mi appartengono (ad esempio, un personaggio ama la corsa come me). L’unico reale al 100% è il cane husky: quello che compare nel romanzo è proprio identico al mio.

6) Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Per ora è una passione e un divertimento, un po’ come la corsa. Nessuna delle due attività credo si trasformerà mai in un mestiere a tempo pieno, però mi impegno a fondo in entrambe. Mi alleno con regolarità e ho partecipato ad alcune maratone; allo stesso modo, nel caso della scrittura, pur essendo il mio romanzo autoprodotto, ho lavorato moltissimo sul testo per dargli una qualità editoriale dignitosa.

7) Si dice che un romanziere non scrive mai tutto quello che sa sui suoi personaggi. I lettori non devono venire a sapere tutto. Alcuni aspetti è meglio che rimangono segreti fra lo scrittore e le sue creature. Anche per te è stato così con la stesura di Il tuo posto nella ragnatela?

In realtà io credo che, di un personaggio riuscito, nemmeno il suo creatore conosca tutto. Così come è impossibile sapere ogni cosa delle persone reali, sono le zone d’ombra a dare vera profondità a quelle immaginarie. Andando avanti nella stesura, mi sembrava sempre più che fossero i personaggi stessi a suggerirmi misteriosamente cosa avrebbero fatto, “ribellandosi” ad altri comportamenti – magari più logici – che volevo imporre loro. Soprattutto Arianna: gran parte delle parti eliminate riguardano lei, che “non ci si riconosceva” e “mi tormentava” per cancellarle (anche per questo, in origine compariva molto di più). Fatto adesso, questo discorso sembra un po’ psicotico anche a me, ma durante il processo di scrittura era davvero tangibile.

8) L’illustrazione della copertina ha un significato particolare?

Qui me la cavo con un link a un post già pubblicato sul blog.

9) Prendere volentieri a modello le persone che si conoscono, per i personaggi, è una cosa che fanno in pochi. Ma è pur vero che, così facendo, diventano più verosimili. Espressioni, gesti, portamenti, voce e, come per magia, prendono vita al punto che chi ne sente parlare o legge la storia riesce a “toccarli”. Anche tu hai preso come modello persone che conosci? Se si, quando scrivevi di loro riuscivi a percepirli con nitidezza?

Senza volerlo, ho già risposto nella 5.

10) Prima di scrivere il romanzo avevi realizzato una specie di scaletta in cui ti ponevi gli obiettivi che dovevi far raggiungere ai tuoi personaggi o, come sostengono molti autori, narravi la storia a seconda di ciò che i personaggi ti “sussurravano”?

Avevo solo l’idea di base e una vaga struttura in mente – che nel corso della stesura, insieme al titolo, si è definita meglio così – ma, per il resto, l’ho sviluppato senza una scaletta precisa. Se vogliamo è un altro punto in comune con Murakami, dato che ho letto in un’intervista che anche lui lavora nel secondo modo citato.

11) Hai trovate delle difficoltà nell’evolvere la personalità dei protagonisti? O, scrivendo, avveniva in maniera del tutto naturale?

Il romanzo, a parte un lungo flashback, copre soltanto poche settimane della vita di Arienna, la cittadina dov’è ambientato, e dei suoi abitanti. Quindi, mi sono concentrato soprattutto sulle loro reazioni ai diversi avvenimenti, per lo più inaspettati e traumatici, cercando di definire caratteri credibili ma non banali, con la profondità di cui ho parlato prima.

12) Quali sono i tuoi progetti futuri? Scriverai qualche altro romanzo?

Sì, ho iniziato da poco un nuovo romanzo di ambientazione post-apocalittica, un filone piuttosto in voga di questi tempi, ma con uno scenario sconvolgente e mai visto prima (che, com’è ovvio, non svelo). L’idea infatti è quella di costruire una storia originale e libera da ristretti vincoli di genere come Il tuo posto nella ragnatela, però con l’ambizione di descrivere un mondo molto più ampio e complesso. Di conseguenza, prevedo che anche la stesura sarà più lunga dei pochi mesi che mi ha occupato il primo, dunque per ora non ho idea di quando riuscirò a completarlo.

Grazie ancora alla lettrice per le domande!

Nella ragnatela.

Invece di un banale elenco dei personaggi, come all’inizio di certi vecchi gialli, ecco un’infografica che riassume la struttura de Il tuo posto nella ragnatela.

Vista prima di leggere il romanzo, appare come un oscuro insieme di nomi, quindi non temete eventuali spoiler: il significato della posizione di ognuno, in base alle relazioni che intreccia, ovviamente vi sarà chiaro soltanto dopo l’ultima pagina.

ragnatela

(Cliccaci sopra per vederla in dimensione reale). 

Un capitolo tagliato.

vhs

Come ho già scritto, dal mio romanzo stesura dopo stesura ho sforbiciato quasi un terzo delle pagine: invece delle 161 attuali, in origine erano circa 230. Visto che da lettore odio i passaggi di puro riempimento che purtroppo infestano quasi tutti i libri, anche i capolavori, ho deciso di eliminare senza pietà tutto ciò che non trovavo essenziale e coinvolgente.

Alcuni di questi scarti sono idee che forse userò per altri lavori – anche se al momento ho appena iniziato un romanzo di genere post-apocalittico, quindi molto lontano da Il tuo posto nella ragnatela – e, nella loro totalità, sono brani incomprensibili senza conoscere i personaggi e gli eventi che li precedono.

Un caso particolare è il capitolo “alternativo” che ho deciso di postare oggi, in origine il terzo: quindi, se desiderate leggerlo, segue in modo diretto e coerente i primi due scaricabili gratis qui. All’inizio avevo in mente una struttura molto più da giallo/thriller tradizionale, che – com’è evidente in questo passaggio – si ispirava a Blow-Up di Antonioni e a certi film di Hitchcock e Brian De Palma. Poi, con la decisione di scartare questo capitolo, mi sono orientato verso la formula più ibrida e ambigua – e spero anche più originale – che trovate nel romanzo pubblicato.

Vi lascio dunque, come curiosità, questo “binario morto” alternativo:

VHS-C

Nuovo booktrailer.

Nel weekend ho realizzato il secondo booktrailer che potete vedere qui sopra.

Il primo, messo online all’uscita del romanzo, era piuttosto atipico nel suo genere, con totale assenza di testi a parte una sibillina domanda che anticipa il titolo Il tuo posto nella ragnatela. Solo una sequenza di frame, in rapido montaggio, che rimandano alle scene chiave del libro. L’idea era quella di trasmettere un senso di ritmo e mistero, gli ingredienti principali dell’esperienza di lettura, senza risultare noioso e autopromozionale come nella maggior parte dei booktrailer.

Questo nuovo video, invece, si concentra sul primo capitolo (che potete leggere gratis insieme al secondo qui). Di nuovo, mi interessava introdurre l’atmosfera della storia senza svelare troppo – odio i trailer che riassumono tutta la trama del film – né scadere in un messaggio pubblicitario.

Idealmente, il booktrailer mostra la strada che percorre il protagonista del primo capitolo, con alcune frasi tratte da quest’ultimo. Si tratta della statale che attraversa la Valchiavenna, in provincia di Sondrio, che a livello geografico è la maggior fonte di ispirazione per quella fittizia del romanzo (anche la cittadina di Arienna, in una certa misura, è ricalcata su Chiavenna).

Se vi è piaciuto, non dimenticate di condividerlo.

Come farsi tradurre a costo zero.

cover_englishCome sarebbe la cover inglese con traduzione letterale del titolo.

Grazie al forum di Writer’s Dream, ho appreso dell’esistenza di questa innovativa piattaforma che permette di trovare – con un po’ di fortuna – traduttori professionali in varie lingue per il proprio romanzo a costo zero.

Dov’è il vantaggio per loro? Semplice: dato che si accollano il rischio di lavorare senza anticipo, fino a 2000 dollari riceveranno il 70% delle royalties su ogni copia venduta, percentuale che in seguito si ridurrà fino al 10%.

Ipotizzando di lanciare un libro italiano sul mercato anglofono o ispanofono, in tal modo non dovrebbe essere difficile raggiungere (o anche superare) l’equivalente di un equo compenso per una traduzione di buon livello.

Per la quale, del resto, è assolutamente necessario un madrelingua. Nel mio caso, avendo vissuto per anni in Galles, parlo inglese quasi come una seconda lingua, ma non me la sentirei di cimentarmi nell’impresa: il rischio è quello di utilizzare molte espressioni corrette nella forma ma che, a un lettore inglese o americano, poi suonino goffe nello stile.

Creare la scheda del proprio romanzo per i traduttori su Babelcube è abbastanza semplice, questa è la mia:

www.babelcube.com/book/il-tuo-posto-nella-ragnatela

Una volta messa online, non resta che attendere eventuali proposte. Oltre all’inglese, non mi dispiacerebbe vedere Il tuo posto nella ragnatela anche in giapponese, essendo piuttosto affine a una light novel nipponica per tematiche e struttura. Purtroppo credo che ricevere un’offerta di traduzione in quella lingua sarà molto improbabile, ma chi lo sa…

p.s. approfitto di questo post anche per ringraziare tutti coloro che hanno già dato fiducia al mio romanzo: negli ultimi giorni, è entrato nella Top 50 dei Bestseller Amazon per l’horror ben due volte, rispettivamente in 48sima e 32sima posizione. Non male, vista l’agguerrita concorrenza di vampiri alla Twilight. Se l’avete già letto, scrivete pure con sincerità quello che ne pensate dove volete: Amazon, Facebook, Twitter, Goodreads, sui blog, sui banchi di scuola (magari, nell’ultimo caso, senza farvi beccare).

Tipi come noi (Three Squirt Dog).

tipi_come_noiIn un brano del mio libro che ho eliminato perché finiva per risultare troppo comico, alcuni dei protagonisti facevano una lunga discussione su questo romanzo: Tipi come noi di Rick Ridgway (Feltrinelli, 1996; ed. originale St. Martin’s Press, 1994). Avevo pensato di postare direttamente quella scena, ma essendo poco comprensibile senza aver letto i capitoli precedenti, mi limito a parlare un po’ del libro.

Io l’avevo scovato per caso in biblioteca, quando frequentavo il liceo. Al termine della lettura, ricordo di averlo passato a un amico che, escluse le letture scolastiche obbligatorie, non credo avesse mai preso in mano un romanzo. Tipi come noi invece lo divorò in tre giorni e poi mi diede il tormento per settimane affinché gliene consigliassi uno simile, restando però deluso di tutti gli altri titoli che gli proposi.

Cos’aveva di tanto eccezionale, questo libro? Il suo dono migliore era di sicuro quello di riuscire a raccontare l’amore, il sesso, l’amicizia e le esperienze di un gruppo di ventenni senza retorica e moralismi: la sua assenza di filtri e il suo linguaggio spregiudicato potrebbe accostarlo a un’altra opera simbolo degli anni 90, Trainspotting di Irvine Welsh, ma nella storia di Ridgway non ci sono cupe vicende di tossicodipendenza: soltanto un sano, incosciente, esasperato vitalismo.three_squirt_dog

Un romanzo irriverente fin dal titolo originale Three Squirt Dog (traducibile con “Cane da tre schizzi”), che si riferisce a quando il protagonista, Bud, incontra la sua ragazza dopo varie settimane di separazione durante le quali non si è mai masturbato. Lei, avendo le mestruazioni, gli fa un lavoretto di mano e lui, appunto, eiacula tre volte di seguito.

Un altro passaggio esilarante riguarda la partecipazione di suo fratello minore quindicenne, Omar, a una gara di scorregge durante una fiera di paese: tutto è descritto nei minimi particolari, con effetti davvero caustici. Un altro autore di riferimento di Ridgway, infatti, è Louis-Ferdinand Céline, del quale cita la scena di vomito collettivo durante l’attraversamento in nave della Manica di Morte a credito come “la più bella di tutta la letteratura di ogni tempo” (tra l’altro, io ho sentito nominare per la prima volta il grande scrittore francese proprio in Tipi come noi, altra cosa per cui sono grato all’autore).

Insomma, è un libro che ho adorato in ogni pagina, compreso il finale aperto e coerente con il selvaggio teen spirit che lo pervade. Purtroppo, non essendo più stato ristampato, ormai è reperibile solo su eBay o con molto fortuna in qualche biblioteca. Sarebbe bello se prima o poi comparisse una nuova edizione in ebook, per rileggerne le parti migliori con maggiore facilità, dato che ormai la mia copia è piuttosto sgualcita e coperta di annotazioni. E, naturalmente, per farlo conoscere ai teenager di oggi…