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Il giallo all’italiana in tv: La porta sul buio (1973).

porta_sul_buio_dvdLeggendo l’autobiografia di Dario Argento, mi sono imbattuto in questa miniserie da lui curata e prodotta per la RAI, di cui avevo già sentito parlare ma non avevo mai visto. Così, per l’occasione, me la sono procurata in DVD e l’ho trovata piuttosto interessante. Essendo composta da quattro mediometraggi trasmessi in prima serata sulla tv pubblica, non ci sono le scene cruente tipiche dei film di genere del periodo – tutta la violenza e i delitti avvengono fuori campo, ma è costruita in modo ingegnoso e all’epoca originale per un prodotto televisivo italiano.

La porta sul buio è un omaggio dichiarato alla celebre serie Alfred Hitchcock presenta: come faceva il grande regista britannico, anche il giovane Argento (reduce dal successo delle sue prime tre pellicole e quindi già piuttosto noto al grande pubblico) introduce di persona gli episodi.vicino

Nel primo, intitolato Il vicino di casa, l’omaggio al maestro si traduce anche in un cameo di Dario come attore: è l’autostoppista che, in apertura, chiede un passaggio alla coppia protagonista della storia. Non è l’unico elemento hitchcockiano di questo film scritto e diretto da Luigi Cozzi: anche l’assassino (che, al contrario degli altri tre episodi, non è misterioso) ricorda in modo esplicito quello di La finestra sul cortile (1954). Rispetto a questo riferimento, anche per i limiti di budget, qui l’atmosfera è molto più minimalista, quasi onirica nei pochi elementi della messa in scena: una casa vuota e isolata, tre personaggi, una vicenda che si consuma tutta in una notte. Come thriller, il ritmo non è sempre sostenuto, ma si riscatta in varie scene di grande impatto (tra cui l’eccellente finale).

tramIl secondo invece è scritto e diretto da Argento in persona (con lo pseudonimo di Sirio Bernadotte) e si tratta di un giallo vero e proprio. Come suggerisce il titolo Il tram, l’eccentrico spunto è quello di un delitto commesso a bordo di questo mezzo pubblico, per la risoluzione del quale seguiamo l’indagine del simpatico commissario interpretato dal popolarissimo Enzo Cerusico. Il soggetto è davvero brillante e la regia tipicamente argentiana: senza i limiti imposti dal mezzo televisivo, non avrebbe sfigurato accanto ai suoi precedenti film. Una nota di merito va alla straordinaria colonna sonora jazz di Giorgio Gaslini, efficace in tutti e quattro gli episodi ma che qui raggiunge un connubio perfetto con le immagini, specie nell’angosciante sequenza conclusiva.bambola

Il terzo, La bambola, incentrato su uno psicopatico fuggito dal manicomio, è l’unico che non mi è piaciuto. Sia la trama, molto pasticciata e con un colpo di scena finale abbastanza telefonato, sia la maldestra regia di Mario Foglietti, quasi una parodia involontaria di certi vezzi di Argento, non riescono mai a costruire una tensione convincente. Anche le interpretazioni non aiutano: nei panni del poliziotto di turno, qui troviamo un improbabile Gianfranco D’Angelo, in uno dei pochi ruoli non comici della sua carriera.

testimoneIn Testimone oculare, al contrario, torniamo al livello dei primi due: di nuovo diretto da Argento (che, come dichiara nella sua autobiografia, subentra quasi subito a Roberto Pariante), racconta la storia di una giovane donna che assiste a un delitto, o forse l’ha soltanto immaginato. I due piani sono sviluppati in perfetto equilibrio e l’ultima sequenza è forse la più spaventosa dell’intera serie.

Serie che, in definitiva, consiglio di recuperare, essendo ancora uno degli esperimenti più riusciti di portare il cinema di genere in tv, senza cedere troppo alle censure imposte dal mezzo. Soprattutto il secondo e il quarto, gli episodi argentiani, i quali anticipano alcuni elementi (come la commistione fra thriller e commedia e il particolare chiave del delitto visibile ma sfuggente) che poi saranno esplosi al meglio in Profondo Rosso.

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