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[recensione] Paura di Dario Argento (Einaudi, 2014).

paura_argentoHo appena finito di leggere l’autobiografia del Maestro del brivido. Ci ho messo una vita perché, in parallelo, ho rivisto tutti i suoi film via via che li descrive nel libro: un metodo che personalmente consiglio a tutti, per godere appieno del suo appassionante viaggio artistico.

Altrimenti, credo che l’avrei finito in un paio di giorni, dato che l’abilità di Argento come sceneggiatore si rivela anche nella scrittura fluida di queste memorie, colloquiale e senza fronzoli. Sembra proprio di averlo seduto vicino a te sul divano, a raccontarti di persona le sue vicende.

Il pregio principale di Paura è anche il suo difetto più marcato. Concentrandosi sulla sua carriera professionale, con poco spazio per i gossip e la vita privata – che pure viene esposta senza reticenze, come quando ammette i tradimenti e l’uso di stupefacenti – è inevitabile per il fan più accanito rimanere un po’ deluso, poiché sono ben pochi i dettagli inediti sui film che, nel tempo, non siano già stati esposti nelle interviste e nelle monografie dedicate al regista (una delle migliori, imperdibile, è l’edizione aggiornata al 2011 del Castoro curato da Roberto Pugliese).

C’è, però, il fascino innegabile di ritrovare particolari noti, in ordine e in perfetta sintesi, spesso arricchiti con aneddoti personali, nelle lunghe descrizioni di com’è nata e si è sviluppata ogni pellicola, dal folgorante esordio di L’uccello dalle piume di cristallo (1970) fino all’ultimo pasticciato Dracula 3D (2012). Quella che ne emerge è la figura di un autore coltissimo, che prepara ogni film con cura e ricerche maniacali, attento a mantenere la propria cifra stilistica ma sempre desideroso di esplorare nuovi territori.

Per quanto mi riguarda, sia grazie alla lettura che a queste ri-visioni, la sorpresa più bella è stata la rivalutazione di certe opere recenti che, all’uscita, mi avevano convinto molto poco. Ad esempio Il Cartaio (2004), ben congegnato e con un ottimo ritmo, o l’ultimo denigrato capitolo della trilogia della Tre Madri: seppur certamente inferiore a Suspiria (1977) e Inferno (1980), anche La Terza Madre (2007) è a suo modo disturbante e pieno di buone intuizioni visive.

Questa scena di Inferno viene descritta da Argento come – forse – la più bella, simbolica ed efficace di tutto il suo cinema: concordo!

Del resto, accanto ai capolavori più noti e celebrati come Profondo rosso (1975), la produzione di Argento è costellata da opere che avrebbero meritato maggior successo. Il caso più eclatante, in questa maratona di recuperi, mi è sembrato il suo episodio di Due occhi diabolici (1990). Mentre quello di George Romero è davvero deludente, Il Gatto Nero è una vera e propria vetta della filmografia argentiana (rivedetelo anche voi, se non mi credete).

In definitiva, quindi, consiglio questo libro a tutti: anche nei passaggi che riguardano le cose più risapute, non mi sono mai annoiato. Gli unici che metto in guardia sono i ragazzi più giovani; guardatevi i film, prima di leggere, perché Dario svela tutti gli assassini!

ps. sono contento che The Sandman, il suo ultimo progetto in crowdsourcing, abbia ottenuto tutti i finanziamenti necessari per essere prodotto. A questo punto, lo aspetto davvero con ansia…